La storia del codice a barre

Da quando è stato inventato, ai giorni nostri

L’invenzione ... un giorno sulla spiaggia

L’idea del barcode nasce su una spiaggia in Florida sul finire degli anni Quaranta.

Gli ideatori sono Bernard Silver e Norman Joseph Woodland: vengono sollecitati dal direttore di un supermercato a lavorare sull’idea di un codice per marcare i prodotti, che permetta il riconoscimento automatico alle casse e che renda più veloci code e pagamenti.

La soluzione arriva durante una giornata al mare: Woodland comincia a disegnare sulla spiaggia dei punti e delle linee orizzontali, che provengono dal codice Morse; si accorge che, se con le dita allunga in verticale quei segni, i tratti originati dai punti si trasformano in solchi più stretti che, accanto a solchi più larghi originati dalle linee, fanno di quel disegno un possibile nuovo codice.

Su quella spiaggia ha preso forma quello che, da lì a poco, sarebbe diventato il codice a barre.

Dall’originale disegno fatto sulla sabbia quel giorno al mare da Norman Joseph Woodland e Bernard Silver non ne segue subito il codice a barre come lo conosciamo tutti noi.

Dapprima si prova con un disegno a cerchi concentrici, ritenuto più adatto alla lettura da diversi angoli.

Ma il sistema “lineare” delle barre risulta vincenteUn insieme di segni grafici che può essere letto da più direzioni, senza che l’identificazione di un prodotto sia vincolata alla posizione nella quale si presenta alla cassa.

Ecco il codice a barre GS1: arriva lo standard

Il 3 aprile del 1973 i manager di alcune grandi aziende americane di beni di largo consumo si accordano per utilizzare un unico standard di identificazione dei prodotti: il codice a barre GS1 (allora UPC - Universal Product Code).

Il primo beep

Poco più di un anno dopo, il 26 giugno 1974 alle 8:01 del mattino, in uno store a Troy nell’Ohio, la cassiera Sharon Buchanan scansiona per la prima volta il barcode stampato sul pacchetto di gomme da masticare Wrigley gusto juicy fruit che il signor Clyde Dawson acquista per 61 centesimi.

Il primo Codice a Barre EAN Scansionato nel 1974 su pacchetto di gomme Wrigley


Comincia così una delle più grandi rivoluzioni nel mondo dei beni di largo consumo, gettando le prime basi per l’espansione del mercato mondiale e permettendo con l’adozione di un linguaggio univoco la visibilità dei prodotti lungo l’intera supply chain senza confini e senza barriere.

Immaginiamo per un momento un mondo senza codici a barre GS1. Quanto sarebbero lunghe le code alle casse dei supermercati? Quanto sarebbe frustrante per i consumatori? Basta pensare a cosa succederebbe se per un solo giorno, al supermercato, gli scanner alle casse non funzionassero e gli addetti dovessero digitare a mano i numeri presenti sui barcode di ogni prodotto della spesa dei clienti.

Miguel Lopera, presidente e ceo GS1

Nel 1977 viene lanciato il sistema di identificazione standard GS1 anche in Europa: 12 paesi, tra cui l'Italia, fondano EAN (che in seguito diventerà GS1), l'organizzazione non profit per gli standard di identificazione, con sede a Bruxelles.

L'anno dopo nasce quella che oggi è GS1 Italy: si chiama Indicod ed è formata da 60 imprese associate. Oggi GS1 Italy riunisce 35 mila imprese di beni di largo consumo, una parte dei due milioni di aziende grandi e piccole che nel mondo utilizzano gli standard GS1.

Il linguaggio globale del business

Ogni giorno nel mondo, vengono letti più di cinque miliardi di codici a barre GS1.

Sono indubbiamente il segno più noto e universalmente riconosciuto del sistema di standard GS1, utilizzato da due milioni di imprese in tutto il mondo per parlare un linguaggio comune e comunicare senza più barriere, oltre i confini geografici e culturalie permette di sfruttare il potere delle informazioni per migliorare la vita delle persone, e per:

  • Identificare in modo automatico prodotti, pallet e luoghi.
  • Scambiare informazioni senza errori.
  • Gestire con più efficienza la supply chain e tutti i processi di business, anche oltre il largo consumo.